SPORT, ASSOCIAZIONISMO, VOLONTARIATO, GIOVANI
Questi temi credo siano strettamente legati fra loro. Il grosso delle associazioni sportive coinvolgono i ragazzi a svolgere attività insieme e hanno perciò una fondamentale funzione sociale in particolare nei quartieri più disagiati delle città e nei piccoli centri dove spesso il campo da pallone o la palestra sono gli unici punti di riferimento per le nuove generazioni e le bocciofile lo sono per gli anziani.
Lo stesso dicasi per tutte quelle strutture gestite da associazioni da sole o in collaborazione con gli enti pubblici che hanno lo scopo di promuovere il volontariato, la creatività, la cultura: l’aggregazione intorno a comuni interessi è uno dei pilastri su cui si fonda il vivere nella nostra società. Per questi motivi l’associazionismo meritevole, quello che appunto ha una valenza positiva nel campo sociale o che si distingue per l’eccellenza delle attività svolte va sostenuto con forza ed incentivato. Lo stesso non si può dire però per tutte quelle associazioni che hanno come unico scopo quello di succhiare risorse dalla Regione per garantire un ritorno a chi le gestisce: lo scandalo Grinzane Cavour è l’esempio più lampante di questo malcostume.
Credo si debba stabilire un codice di comportamento per le associazioni che beneficiano di contributi regionali che preveda tetti alle spese amministrative e di rappresentanza rispetto all’attività istituzionale; introdurre un sistema di progettazione e controllo integrati tra enti pubblici e fondazioni per evitare comportamenti opportunistici e furbeschi.
In Alessandria è ancora in forse la continuazione delle attività del centro giovani Punto Di.
Nella scongiurata ipotesi in cui il Comune decidesse di chiuderne le attività, sarà un mio preciso impegno nei confronti dei giovani del nostro territorio trovare una soluzione alternativa dalla Regione perché una splendida realtà aggregativa e di stimolo alla creatività dei giovani come quella non venga meno.
Sociale
La Lega crede che la famiglia tradizionale sia il pilastro della società. Il Piemonte ha bisogno di incentivi e sostegno alle giovani coppie, di cambiare i requisiti di assegnazione delle case popolari proprio per favorire i nostri che troppo spesso si vedono sottrarre questo diritto dagli immigrati. Non c’è sicuramente bisogno di dichiarazioni ideologiche e forzature quali quelle dell’attuale Presidente della regione sulla presunta necessità di istituzionalizzare modelli alternativi di famiglia quali le coppie omosessuali o altre formazioni sociali.
Il sostegno ai più deboli inoltre sarà per noi la priorità: il grado di civiltà di un popolo si dimostra con l’attenzione e le cure che questo presta nei confronti dei più bisognosi.
Sarà necessario in quest’ottica fare sistema tra Regione, enti locali e le tante associazioni di volontariato che lavorano attivamente sul nostro territorio, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà.
UNIVERSITA’ E DIRITTO ALLO STUDIO
La Regione ha competenza in materia di Diritto allo Studio, cioè offre tutti quei servizi come borse di studio, agevolazioni sui pasti e sul trasporto pubblico, residenze universitarie, che dovrebbero permettere agli studenti non abbienti di accedere comunque all’istruzione universitaria.
Questi servizi vengono erogati attraverso l’Ente strumentale EDISU. Nello scorso anno accademico sono state rifiutate domande di borsa di studio a 2191 ragazzi Piemontesi, che per questo in molti casi non avranno potuto proseguire il loro percorso formativo, ma al contempo ne sono state erogate 1751 a studenti stranieri, che quindi a spese dei contribuenti piemontesi hanno potuto accedere gratuitamente ai corsi nelle nostre università. Inoltre fra gli studenti italiani beneficiari, oltre il 50% provengono da altre regioni.
Questo sistema comporta situazioni di ingiustizia inaccettabili: giovani piemontesi capaci e meritevoli, non certo benestanti, ma che per le risultanze dell’ISEE sforano anche di poche decine di euro la soglia reddituale prevista dalla legge per accedere ai servizi EDISU, si vedranno negato il diritto allo studio, mentre gli stranieri sulla base di poco più che un’autocertificazione o gli italiani di altre regioni magari compilando in modo disonesto la dichiarazione dei redditi avranno vitto, alloggio e istruzione gratuita a spese nostre.
Occorre riformulare i criteri di assegnazione di questi servizi per garantire prima a tutti i giovani piemontesi non abbienti il diritto allo studio nella loro Regione: crediamo che un Ente pubblico abbia il dovere di fare gli interessi dei suoi abitanti e non in nome di ideologie esterofile preferire sempre chi viene da fuori compromettendo il futuro dei nostri giovani.
Lavoro e impresa
Nel nuovo contesto globale è fondamentale ripensare alle dinamiche dei rapporti fra lavoro ed impresa. Le piccole e medie imprese sono quelle che più subiscono la concorrenza sleale di tutti quei paesi che non garantiscono alcuna tutela per i lavoratori e dove quindi i costi di produzione sono enormemente più bassi. Un mercato che permette questo è un mercato non libero, ma semplicemente sleale.
Occorre quindi da una parte garantire la formazione ed il lavoro a tutti i nostri cittadini prima di inserire nel mercato del lavoro manodopera straniera e dall’altra incentivare le aziende che coraggiosamente scelgono di non delocalizzare, ma di mantenere le produzioni sul territorio regionale garantendo posti di lavoro e sviluppo.
Al contrario le imprese che scelgono di spostare all’estero o in altre regioni le produzioni e di assumere manodopera straniera a basso costo a discapito dei lavoratori piemontesi non dovranno essere in alcun modo sostenute coi soldi dei contribuenti di questa Regione.
Agricoltura
L’agricoltura è una delle attività di eccellenza del nostro Territorio. Si deve perciò investire e lavorare al fine di combattere l’abbandono da parte dei giovani di questa attività, ma contemporaneamente occorre anche chiedere una maggiore tutela delle nostre produzioni tradizionali di qualità contro la globalizzazione del mercato che sta annullando un bagaglio culturale millenario.
Si dovrà inoltre ripensare il sistema di erogazione aiuti, contributi e premi per il settore agricolo. Ad oggi siamo di fronte ad una situazione paradossale: i soldi ci sono, ma l’organismo pagatore, Arpea non può erogarli alle aziende perchè il sistema informatico rileva anomalie nella lettura delle foto aeree.
Un settore già in forte difficoltà come quello agricolo, non può subire anche le conseguenze della disorganizzazione e inefficienza di questo Ente.
Sanità
La Giunta Bresso aveva promesso una riduzione dei costi ed un miglioramento dei servizi con l’accorpamento delle tre ASL in una unica con sede a Casale. Oltre ad aver umiliato il territorio, in particolare le zone della bassa provincia, non sono stati conseguiti i risultati promessi, ma anzi, la spesa non è stata ridotta e i servizi sono peggiorati. Occorre ripensare l’organizzazione sanitaria della Provincia di Alessandria e restituire dignità agli ospedali presenti sul territorio.
Riteniamo inoltre che le innumerevoli agevolazioni ad extracomunitari e clandestini a spese dei contribuenti rappresentino una intollerabile ingiustizia verso i cittadini Piemontesi .
Noi vogliamo che la priorità del nostro sistema sanitario regionale sia la salute dei Piemontesi.


